bambini e cambiamento

I BAMBINI TORNANO IN CITTA’

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Domani ritornano. Hanno trascorso l’estate in collina, al fresco. Hanno passato le loro giornate all’aperto, nei prati, lontani dal cemento bollente della città. Sono stati coccolati come solo i nonni sanno fare, con la costanza di chi ha tempo per farlo e la devozione di chi sa che lascerà scolpita nella loro indole grezza l’impronta indelebile del proprio passaggio nel mondo.

Domani ritornano, a placare i sensi di colpa di chi, per dovere, non li ha potuti seguire. Stare lontani da loro così a lungo ha consentito a noi grandi, è vero, di recuperare energie, di riaccendere passioni e di riprendere frequentazioni lasciate in disparte per seguire i loro piccoli, incerti passi, ma pur riabbracciandoli ogni week end, ci ha lasciato un vuoto secco e una nostalgia insidiosa che abbiamo faticato ad alleviare con l’alibi che tanto in campagna c’è l’aria buona.

Domani ritornano. Si porteranno dietro il loro piccolo bagaglio dove tra scarpe e vestiti hanno sistemato conchiglie, pigne, e quei giocattoli del cuore che erano partiti lindi e sono tornati sporchi di terra e pregni di ricordi. Traslocheranno la bicicletta, il monopattino e la loro allegria contagiosa nella dimora invernale, che ha sentito la mancanza delle loro urla selvagge, delle impronte colorate delle manine sul muro e di quel disordine di mattoncini del lego e tessere dei puzzle sul pavimento.

Domani ritornano. Riprenderanno l’asilo e quei ritmi incalzanti a cui noi adulti li costringiamo al grido di “sbrigati che facciamo tardi!”. Non potranno aprire a piacimento la porta di casa per correre fuori a giocare nel prato, non potranno mangiare le ciliegie dalla pianta del giardino, né fare due passi nella stradina di campagna per tirare i sassi nel torrente dove i girini diventano ranocchie.

Ma qui a Milano ritroveranno gli amici, quelli per i quali mandano a mente buffi episodi dell’estate da condividere al rientro, riprenderanno quella socialità fatta di feste di compleanno, gite scolastiche e pomeriggi improvvisati a casa dei compagni di classe. Perché se hai due e quattro anni la città in estate può essere un mostro di cemento, ma in inverno può diventare una madre accogliente con le piscine coperte, i musei e i laboratori per i bambini, che tanto in inverno il bagno nel torrente non lo fai.

Dicono gli esperti che i bambini non amano i cambiamenti, che più sono radicali e più li patiscono. Ma come al solito dipende da noi adulti fornire loro la chiave di lettura della realtà e gli strumenti per interpretarla.

E allora noi grandi cercheremo di colorare il loro rientro in città, in tanti modi: con la curiosità di vivere nuove esperienze, con l’entusiasmo di vedere i vecchi amici, con l’apertura alla possibilità di conoscerne di nuovi. Non nasconderemo alle loro antenne attente la fatica e la paura del cambiamento, ma li accompagneremo in questo percorso prendendoli per mano, aiutandoli ad esprimere le emozioni che vivranno grazie al rientro in città.

Dicono gli esperti che il modo di affrontare i cambiamenti da adulti dipende molto dall’educazione che i bimbi hanno avuto in tenera età. E allora faremo il possibile per trasformare il rientro dalle vacanze in un’occasione per vivere nuove avventure e per sperimentare aspetti nuovi di sé, affinchè il cambiamento non appaia loro come un nemico da temere, ma come la porta per un nuovo, avventuroso viaggio.

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