stanchezza

TRE GIORNI

Il Torinese ha portato i bambini a vedere la neve. Sono andati qualche giorno in montagna con l’eroico papà, che ha deciso di immolarsi. Io sono rimasta in città, gli impegni di lavoro mi hanno impedito di seguirli. Così per tre giorni ho rivissuto il prequel della mia vita da mamma.

Tre giorni. Avevo a disposizione una tela bianca. Avrei potuto uscire a cena, organizzare un aperitivo, trovare una compagnia per il cinema (ma anche fare le cinque del mattino, ubriacarmi fino al coma etilico o dedicarmi allo shopping selvaggio e compulsivo) e invece no. Avevo voglia di solitudine, di ritrovare le mie vecchie abitudini.

Prima di tutto ho letto. C’era quel libro di Elena Varvello sul mio comodino che mi aspettava da giorni, l’avevo comprato da un po’, ma non riuscivo a trovare né il tempo, né l’umore adatto per iniziarlo. Mi sono buttata sul letto e l’ho divorato, con l’accappatoio ancora addosso e i capelli bagnati. Non sono stata interrotta da richieste da esaudire, da liti da ricomporre o da esigenze da soddisfare. L’ho finito d’un fiato.

Poi ho scritto. Ho avuto il tempo di preparare un post, di sbozzarlo, di modellarlo e infine di levigarlo, senza avere i minuti contati, senza lottare contro la stanchezza o con i capricci di un bimbo che di andare a nanna proprio non vuol sentir parlare. Un paio di volte ho fatto per alzarmi per controllare che fossero coperti, ho realizzato che non c’erano appena prima di raggiungere i lettini vuoti.

Ma la vera botta di vita è che sono persino riuscita a vedere un film. Tutto. Dall’inizio alla fine. Sembrava una di quelle commedie americane insulse e invece la traduzione dall’inglese del titolo non gli rendeva affatto giustizia (come si possono rendere i versi di una sofisticata poesia d’autore con un banale “se mi lasci ti cancello?”, altro che lost in traslation, bisognerebbe mettere una taglia sul titolista che ha curato la traduzione!). Originale, intelligente e ben recitato mi ha fatto venire voglia di vederne tanti altri, di film belli.

In realtà non ho pianificato questi tre giorni, sono arrivati per caso, come l’invito in montagna. Sembra un disclaimer, ma la verità è che anche volendo, non sarei potuta partire. Confesso, però, per buona pace dei miei sensi colpa, che è da tempo che avevo voglia di una parentesi solo per me.

Mi arrivano le loro voci al telefono. “Mamma abbiamo preso la ouvovia!”, “Siamo andati sulla slitta con il papà, e allo snò palk!” E’ chiaro che una parte di me vorrebbe tanto essere là con loro, a vederli ridere, a osservare le loro faccette incredule di fronte alla neve fresca.

Eppure questo insperato momento di tregua capita al momento giusto. Perché noi mamme ogni tanto abbiamo bisogno di fermarci, di riprendere fiato, di controllare se i pezzi ci sono ancora tutti, lì al loro posto.

Perché ogni tanto, perse dietro a nasi da soffiare, culetti da pulire e lacrime da asciugare ci dimentichiamo della direzione del nostro percorso, dello scopo del nostro andare.

Perché ogni tanto quando arriviamo a sera, dopo che abbiamo lavorato tutto il giorno fuori, e poi ancora a casa, quell’ora di decompressione sul divano non basta a restituirci al mondo.

Perché ogni tanto dopo che abbiamo ascoltato capricci, pianti, urla e risa abbiamo bisogno di sentire anche le nostre, di emozioni.

Perché ogni tanto siamo stanche.

E allora cerchiamo un posto per fermarci a riprendere fiato, una tana per calmare gli affanni. A volte è una serata tra amici, altre una passeggiata all’aria aperta, nel mio caso sono stati tre giorni di solitudine, di riposo, di vecchie abitudini.

Resta il fatto che talvolta abbiamo bisogno  di ritagliarci un francobollo di tempo solo per noi. Perché ogni tanto bisogna uscire a fare due passi per sentire al rientro che l’odore di casa sa di buono.

 

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4 pensieri su “TRE GIORNI

  1. Che meraviglia. Io sono una che si cerca ogni mattina da capo. A volte mi sembra di perdermi in mezzo a mamme che sfoggiano direzioni chiare, affermazioni assolute. E invece tu scrivi: “Ogni tanto abbiamo bisogno di controllare se i pezzi ci sono ancora tutti, lì al loro posto.” Una grande verità. Grazie.

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