pillole di allegria

PILLOLE DI ALLEGRIA, GOCCE DI TENEREZZA

Da quando ho un lavoro a tempo pieno e due figli piccoli talvolta le mie giornate prendono la velocità di un giro in lavatrice. Spesso assume tutto lo stesso colore, in un minestrone verde di impegni. Ci sono però dei momenti della giornata che rendono più dolce un viaggio talvolta tanto faticoso, che arrivano come pillole di allegria a rischiarare le giornate tristi e come caramelle di tenerezza ad addolcire quelle amare.

  • Il caffè con i colleghi:

Lavoro in un ufficio in cui mi trovo ad essere l’unica rappresentante del gentil sesso in un mare di pomi d’Adamo, di varie fogge e dimensioni. Nella convivenza forzata con il mio piccolo campione ad alto tasso di testosterone ho scoperto che:

Per loro stessa, spudorata, ammissione devono soddisfare tre soli bisogni primari che rispondono, per ordine di importanza decrescente, alle domande: “cosa si mangia?”, “me la dai?”, “era rigore?”.

Dimenticano anniversari di matrimonio, date di compleanno, numero di scarpe dei figli, ma conoscono a memoria la formazione di entrambe le squadre della finale di Champions e ne declinano la composizione per ordine crescente di età anagrafica o numero di capelli dei giocatori.

(Sono peraltro convinti che io conosca il significato calcistico del termine disimpegno, non sanno che per me continua ad essere solo un locale della casa che dà accesso ad altre stanze.)

Hanno sempre qualcosa da farsi perdonare. Quando ero in gravidanza, hanno presentato istanza all’ufficio del personale per farmi sostituire, se del caso per sempre, con tale Wanda Nara, moglie procace e a quanto pare disinibita di un noto e chiacchierato giocatore di calcio.

Ciononostante, lavorare con i maschi, come dice mia figlia, ha i suoi vantaggi: dimostrano una notevole abilità nello sdrammatizzare questioni per le quali a noi donne verrebbe “ ’na bestia” che neanche Uma Thurman in Kill Bill, hanno un’innata capacità di fare squadra e sanno usare l’ironia per filtrare messaggi che veicolati diversamente suonerebbero inopportuni come un errore di grammatica nel tema di maturità.

Un caffè insieme a loro è spasso allo stato puro.

  • Il ritorno a casa dai miei bambini

E’ arrivata la mamma! Urlano quando visualizzano il mio faccione stanco dal videocitofono dei nonni. Poi quando entro in casa non li trovo. Sono nascosti sempre nello stesso posto, in un ripostiglio troppo buio, tra l’aspirapolvere e la scopa.

E allora va in scena il solito spettacolo: io che mi dispero perchè non li trovo, mia mamma che spergiura di non sapere dove siano, e infine loro che saltano fuori dal nascondiglio “segreto”, pretendendo di spaventarmi a morte.

Poi un idillio che dura circa dieci minuti, in assoluto i più dolci della giornata: baci, coccole, chiacchiere, e la sensazione di dissetarmi da un’arsura che mi porto appresso dalla mattina, quando li ho depositati all’asilo con le faccette ancora assonnate.

Infine l’incanto si spezza: il piccolo che, per cercare il suo inseparabile ciuccio, svuota l’intero contenuto della mia borsa sul pavimento,la grande che fa i capricci perché non vuole mettere la giacca anche se fuori ci sono i pinguini e io che mi chiedo perché non ho fatto almeno un paio d’ore di straordinario.

  • Le serate sul divano

Il divano sta alla fine della mia giornata infrasettimanale come un barattolo di Nutella al termine di una tormentata storia d’amore. Lo so, a pensarci, le serate sul divano evocano una certa mancanza di fantasia, sono lo stereotipo della prevedibilità e della pigrizia incoercibile.

lo pensavo anch’io prima di avere due bambini. Oggi invece ho cambiato prospettiva: in una giornata passata tra scadenze di lavoro, capricci e pannolini penso al mio divano tanto spesso quanto da sbarbina pensavo ai miei amori più tormentati, e con lo stesso ardore, tra l’altro.

Non vedo l’ora di riabbracciarlo, di guardare insieme un bel film, di leggere un libro tutti avvinghiati, di addormentarmi tra le sue braccia. Di recente gli ho comprato un regalo, un vestito nuovo, tutto arancione, che gli dona parecchio. Ora, con il copridivano, è un figo pazzesco. Anche se ogni tanto lo tradisco con il letto, ho più fantasie romantiche sul mio divano che un’adolescente su Justin Bieber. Il Torinese ha di che essere geloso. Uomo avvisato …

 

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4 pensieri su “PILLOLE DI ALLEGRIA, GOCCE DI TENEREZZA

  1. Io faccio parte di un’altra razza ma quanta verità ci trovo nel leggere dei tuoi colleghi di lavoro e dei loro bisogni primari. Sul divano tralascio, però ammetto che negli ultimi tempi ho avuto più contatti con i suoi cuscini che con qualsiasi altro essere umano

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  2. Eh sì, è proprio così! Da un lato mi fanno morire dal ridere, dall’altro a volte mi annoiano a morte. D’altro canto in passato ho lavorato anche con le donne e devo dire siamo più versatili, ma talvolta davvero pesanti! Tu fai parte di un’altra razza, è vero, quella delle persone belle!

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