volevo fare la ballerina

VOLEVO FARE LA BALLERINA

Quando ero piccola volevo fare la ballerina. Non avevo mai visto un balletto, non frequentavo corsi di danza, non avevo mai indossato un tutù. Credo quindi che il mio desiderio avesse più che altro a che fare con l’idea eterea e romantica di assomigliare ad un quadro di Degas. O forse, più semplicemente, coltivavo il proposito di fidanzarmi con un soldatino di stagno, possibilmente senza una gamba.

Con il tempo poi ho perso ogni interesse per questa fantasia. Probabilmente ad un certo punto ho dovuto fare i conti con il fatto che non ho alcun senso del ritmo e sono più scoordinata di una coperta di lana patchword. Ho avuto un ripensamento solo quando è uscito “Dirty dancing”, ma è stata una parentesi poco significativa, perchè in quel caso il mio sogno, più che di fare la ballerina, era di finire avvinghiata come un boa constrictor a quel figo di Patrick Swayze.

Poi, senza grandi ripianti, sono passata oltre, ho cacciato in un angolo le mie velleità di ballerina e mi sono dedicata ad altro. In ogni caso la danza non avrebbe fatto per me. Non ne avrei avuto il talento.

Il problema però è che nel tempo a venire il ruolo ricoperto da quel sogno è rimasto vacante. Perché poi il mio talento, sempre che ne avessi qualcuno, non sono più andata a cercarlo. È rimasto uno spazio vuoto da riempire.

Perchè l’orecchio a quelle che erano le mie passioni non l’ho più prestato. Non che non sapessi quali fossero, avevo, come tutti, predisposizioni, interessi e attitudini. Solo che le ho ignorate e sono andata avanti seguendo la ragione più che il cuore, facendo scelte di opportunità più che di coraggio.

Non ci ho creduto abbastanza, questo è sicuro, ho fatto quello che dovevo, più che quello che volevo, ma più di tutte c’è una cosa che non ho saputo fare. Non sono stata in grado di starmi a sentire. Non sono riuscita a zittire tutte le voci che avevo intorno e di ascoltare solo la mia.

D’altronde non è facile come sembra entrare in contatto con noi stessi. Ci vuole esercizio, dedizione e tanto allenamento. Perché i nostri gusti, per manifestarsi, hanno bisogno di sentirsi accolti e le nostre attitudini, per fiorire, hanno bisogno di essere coltivate. Affinchè il “sacro fuoco” possa accendersi, poi, è necessario che qualcuno porti la legna al falò, altrimenti si spegne.

Perché questo accada però io credo che sia fondamentale che, nel tempo, i nostri desideri, siano stati accolti e che sia stato fatto loro posto. Che fin da piccoli e poi nel corso degli anni le nostre esigenze non siano state calpestate, ignorate, messi da parte di fronte ad esigenze più importanti solo nel mondo degli adulti.

“Solo i bambini sanno quello che cercano” diceva il piccolo principe. E io questo voglio fare con i miei figli: aiutarli a mantenere quell’innata attitudine all’ascolto dei loro bisogni, quell’attenzione spontanea verso i loro desideri e quella naturale caparbietà a perseguire i loro obiettivi.

Perché se svilupperanno la capacità di stare ad ascoltarsi non faticheranno ad individuare la strada che vorranno percorre, il sentiero nel quale si vorranno incamminare. E allora cerco di fare posto alle loro richieste, di assecondare le loro aspettative, di fare un passo indietro se necessario, di non sminuire il loro lavoro né condizionare le loro scelte, di non sovrapporre i miei sogni ai loro, di insegnare che prima di dire non sono capace, bisogna provarci.

E, dato che nell’educazione il modello è fondamentale e che nella vita non è mai troppo tardi, la stessa cosa voglio fare con me stessa. Ed è proprio questo è il mio proposito per l’anno nuovo, l’esercizio col quale intendo allenarmi: chiamarmi fuori dalle imposizioni della routine, cercare di fare quello che mi piace, investire più energie nelle mie passioni, correndo il rischio di deludere le aspettative altrui, di venire meno a qualcuno dei miei doveri e magari di realizzare uno dei miei desideri.

Da piccola volevo fare la ballerina. Poi ho perso di vista i miei desideri. Adesso che sono diventata mamma voglio tirare fuori i miei sogni dall’angolo e portarli a ballare (son certa che le fan di Dirty Dancing apprezzeranno l’allusione).

 

 

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