figli maschi

DI FIGLI MASCHI E PAURE FEMMINE

Il torinese ha deciso di riscattarsi dalla sua disastrosa settimana bianca raggiungendo un amico in montagna e nel farlo ha portato con sé la primogenita con la malcelata intenzione di fare di lei, quello che non gli è riuscito con sua madre, trasformarla nella nuova Isolde Kostner.

Così in città siamo rimasti solo io e il piccolo. E’ da quando abitava la mia pancia che non gli è più capitato di restare, per più di un giorno, da solo con la sua mamma  e allora approfitta dell’assenza della sorella per fare esperimenti da figlio unico.

Sembra spaesato, il provvisorio sovvertimento degli equilibri familiari lo destabilizza un po’, così cerco di tenerlo impegnato. Andiamo in centro, apparentemente per fare due passi, ma con il vero scopo tornare a casa in tram, improvvisiamo un cinema casalingo con tanto di pop corn e buio pesto, entriamo in libreria e compriamo un libro illustrato di Richard Scarry, il suo autore preferito.

E’ bello stare insieme a lui e ci godiamo questi giorni in esclusiva. Eppure avevo dovuto sedermi quando la ginecologa mi aveva annunciato che il mio secondogenito sarebbe stato un maschio.

Avevo paura di non saperci fare. Il mondo al femminile lo conosco da dentro mentre l’altra metà del cielo l’ho sempre osservata dall’esterno come un luogo affascinante, ma misterioso. E poi con le mie simili mi è sempre riuscito più facile trovare complicità e condividere interessi, mentre mi hanno sempre inquietata le figure di certi uomini rovinati da madri che non sono mai riuscite a recidere il cordone ombelicale.

E se è un rischio in cui si può incappare anche con le figlie femmine pare che con i maschi sia una trappola insidiosa nella quale non è difficile cadere.

Così ho cercato di osservare più da vicino questo rapporto singolare che si viene a creare tra madre e bambino. Ho letto qualche saggio, ho interrogato le mie amiche già madri di figli maschi, mi sono attaccata a Nonsolomamma, il blog dell’eroica mamma di tre ragazzi, come un ubriaco alla damigiana. In tutti i casi ho cercato di carpire segreti, di cogliere insegnamenti, di imparare l’arte e di metterla da parte.

Poi però, quando è nato il secondogenito non ho avuto bisogno di manuali, ma è venuto tutto molto naturale, come succede sempre quando nasce un amore.

Dicono che quello tra madre e figlio, come qualunque rapporto tra due soggetti di sesso opposto, non prescinda dalle dinamiche dell’attrazione, ma che danzi al suono delle stesse note su cui volteggiano gli amanti.

E se così è, devo dire che il nostro primo appuntamento, galeotto un parto rapido e indolore, è stato molto simile ad un colpo di fulmine, con tanto di squilli di tromba e farfalle nello stomaco, ed ha sancito l’esordio di una grande passione.

Peraltro lo slancio iniziale non ha perso vigore nel corso del viaggio. Anche se a giocare con le macchinine sono un disastro, con le costruzioni non so da che parte iniziare e le puntate di “Sam il pompiere” mi annoiano da morire, ci siamo cercati altri luoghi d’incontro. Abbiamo entrambi la passione per i libri, la cui lettura è diventata il nostro rituale per la buonanotte, ci piace disegnare e le coccole sono da sempre la nostra moneta di scambio.

In ogni caso la nostra luna di miele non potrà, né dovrà, durare troppo a lungo. Il rischio è che io diventi per lui una figura troppo ingombrante e finisca per tarpare il suo volo in solitaria. Mentre io credo che il ruolo di una madre sia quello di preparare i propri figli ad andare nel mondo, di dare loro gli strumenti per affrontarlo e poi di ritrarsi pian piano, lasciando che sperimentino con le proprie risorse.

E allora per ogni suo passo in avanti io indietreggio un po’, mi faccio più piccola affinché lui possa diventare grande. Ho sempre cercato, fin quand’era piccino, di lasciarlo gattonare fuori dal nostro rapporto simbiotico, di tenerlo al riparo dalle mie ansie come dalle intemperie, di spronarlo a fare da solo, o almeno di provarci.

Lo so che ogni volta che impara a muoversi in autonomia, ad allacciarsi le scarpe o ad infilarsi il pigiama, il mio ruolo inizia un po’ a sbiadire e che sarà destinato con il tempo a perdere il centro della scena per rotolare sullo sfondo. Ma non mi importa perché credo che in gioco ci sia ben altro.

Ho letto che il rapporto con la madre è il corrispettivo delle relazioni affettive future del figlio maschio e che vivere bene la prima fondamentale relazione sarà indispensabile affinchè lui possa condurre serenamente e in modo sano la sua futura vita di coppia.

Ed è per questo che io voglio che sperimenti l’amore come un sentimento libero, che scioglie lacci e non che mette catene, che svela la vita e non che la nasconde, che mostra il mondo in tutta la sua ampiezza e non che vede solo l’orizzonte che l’altro è disposto a concedere.

E allora mi rendo conto che tutto sommato non me la sto cavando così male, come madre di un figlio maschio. Che le paure che avevo si sono stinte, sono state inghiottite da un istinto che non credevo di avere e che si traduce nella consapevolezza che una buona madre sia quella che getta le radici per tornare e allo stesso tempo dona le ali per volare lontano.

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6 pensieri su “DI FIGLI MASCHI E PAURE FEMMINE

  1. Intanto una standing ovation perché nonostante la data hai postato un articolo che non ruota attorno alla festa della donna. Poi che stai cavalcando bene si legge e mi fa felice vedere che te ne rendi conto tu stessa. Io credo che tutti i figli, quindi anche le femmine, siano condizionati nella loro crescita e nei rapporti a venire, da quello che hanno avuto con la madre. E forse il punto centrale dell’intera faccenda è dare abbastanza libertà da rispettare il loro volo, ma senza sconfinare in assenza. Perché una madre deve essere lì, prima è il mare intero, poi è solo il porto. Ma che sia un mare e un porto senza giudizi né condizioni, che insegnino al figlio a sentirsi speciale.

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  2. Sì in effetti a posteriori mi sono accorta di aver pubblicato un post che parla di “maschi” nella giornata in cui tutti dissertavano sulle donne :-).
    per il resto hai colto perfettamente il senso del post, la madre che si fa riparo, ma anche trampolino di lancio. Concordo sul fatto che questo valga anche per le bimbe, anche se a mio avviso con loro entrano in gioco altre dinamiche, talvolta persino più complesse.
    Ti abbraccio

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