potere della risata

RIDERE ANCORA

L’altro giorno ho rivisto una mia amica, una di quelle con le quali, nonostante percorsi di vita diversi, resta intatto un affettuoso legame che dura dai tempi della scuola.

La vita ultimamente le aveva fatto qualche sgambetto di troppo, qualcuno proprio brutto, di quelli per cui non sai con chi prendertela se non con un destino crudele, ingiusto e inspiegabile.

Lei è stata male, ha pianto, si è incazzata e poi è stata di nuovo male. Perché quando la vita colpisce duro la botta la senti più forte nel caso in cui se la prende anche con chi ti sta accanto.

Le responsabilità si fanno più pesanti, le vie d’uscita sembrano più lontane, i dubbi paiono più ingarbugliati. E non ricordi neppure dove hai messo il balsamo per districarli. C’è un periodo, dopo che la vita ti ha disarcionata malamente di sella, in cui non puoi far altro che stare lì, col culo per terra, ad aspettare che l’ematoma si riassorba.

E in quei momenti sembrava che le circostanze le avessero strappato per sempre la sua qualità più preziosa: l’innata capacità di cogliere il lato comico delle situazioni e di svelare gli aspetti ridicoli dell’esistenza, anche quando questa si presenta nella sua veste più formale e pretenziosa. Era un’abilità che lei accompagnava ad una risata tonda e contagiosa, che non solo aggregava, ma la definiva e introduceva al mondo.

Il fatto che l’avesse lasciata andare, faceva su di lei l’effetto di un guscio vuoto, come se l’essenza della sua personalità fosse migrata in un luogo inaccessibile ai più. D’altro canto non c’era davvero modo di trovare un lato divertente in quel dramma che le era caduto addosso.

Eppure io credo che la vita si senta un po’ in debito con chi non la prende troppo sul serio, con chi sa ridere di lei e con lei. Che abbia, se non un debole, quanto meno un occhio di riguardo nei confronti di chi tenta di affrontarla con ironia. E quindi prova a sdebitarsi, a risarcire i pugni in faccia e a restituire un po’ di quell’allegria sparsa in giro a fondo perduto.

E con lei ha fatto proprio così, le ha confezionato un amore nuovo di zecca, uno di quelli che si fanno notare per la vivacità dell’intesa e il trasporto negli sguardi. Un amore di quelli genuini, che ti vengono a scovare negli abissi dei tuoi tormenti e ti stanno accanto mentre risali in superficie.

E mentre me ne parlava, ad un certo punto, è scoppiata in quella sua risata grassa e contagiosa, che, con mia grande sorpresa, è rimasta intonsa, senza sbavature e senza ombre di cinismi che non avrei faticato a spiegarmi sul volto di una che le ha prese di santa ragione. Era un suono che veniva ad annunciare che la tragedia non l’aveva avuta vinta, che la vita continua e può essere bella anche dopo che ha picchiato duro.

E lei ha scelto di annunciare il suo ritorno proprio con quella risata di pancia, che forse adesso le costa qualche sforzo in più, ma che non ha voluto perdere per strada ed è corsa a riacciuffare.

E l’ha fatto perché sa che ridere ha il potere salvifico di far entrare un po’ di ossigeno e cambiare aria all’anima, specialmente se è stata per troppo tempo chiusa al buio e a rischiato di soffocare.

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