primo giorno scuola

UN BUON INIZIO

Quest’anno mia figlia grande ha iniziato la scuola.

Glielo ricordavano tutti durante le vacanze. “Hai sei anni?! Wow! Quest’anno vai in prima! ”. E’ stato il tormentone dei suoi giorni in collina, l’Occidentali’s Karma della sua estate.

Lei li guardava senza rispondere, con quell’espressione un po’ perplessa che fa inclinando la testa da un lato quando intuisce che non gliela stanno raccontando tutta, che nascosta da qualche parte c’è una sonora fregatura e stenta a capire dov’è.

Cercavo di coinvolgerla: “a settembre andiamo insieme a scegliere i quaderni e il diario”, “nella scuola nuova c’è un giardino enorme in cui giocare”, ma lei non si accendeva, si limitava a tirare fuori la sua faccetta basita e a girare alla larga dall’argomento.

Poi è arrivato il gran giorno. In cortile abbiamo fatto le foto di rito con il grembiulino bianco e la cartella a pois che hanno mandato i nonni dalle Canarie. Prima in posa da sola, poi con la mamma, infine con il papà. Un vero album di nozze.

Per strada abbiamo incontrato l’amichetta del cuore, quella da cui è inseparabile fin dai giorni del nido. Si sono riviste e abbracciate con il trasporto che hanno i bimbi, che non temono di mostrare i sentimenti, ma li lasciano fluire come il sangue da una ferita, senza pudore, né paura. Poi si sono prese per mano, forse per infondersi coraggio.

Nel giardino della scuola c’erano stormi di bambini. Saltellavano intorno a coppie di genitori che tentavano di ostentare disinvoltura, ma erano, con tutta evidenza, più emozionati dei loro figli. Lo so perché ne ero una rappresentante di spicco.

Quando hanno letto la formazione delle classi ed è stata separata dall’amica di sempre, il sorriso le si è afflosciato come certe torte appena sfornate ed è corsa a prendermi la mano. Poi, però, appena hanno chiamato il suo nome, si è rianimata, ha mollato la presa ed è corsa incontro alla maestra e al suo primo giorno di scuola, con quella giusta dose di entusiasmo e fiducia che tira fuori quando si sente al sicuro.

In classe si è seduta al primo banco. Ad un certo punto, mentre l’insegnante parlava, ha alzato la mano. Temevo che dicesse che finalmente ha capito dove sta la fregatura: “a scuola bisogna studiare!” e invece: “per favore, puoi accostare la tenda che mi va il sole negli occhi?”. Ho tirato un sospiro di sollievo e ho pensato che, tutto sommato, è stato un buon inizio.

Perchè forse questo primo giorno è stata una breve anteprima degli anni a venire, quelli in cui inizierà a perdere il piumaggio e credo che l’abbia affrontato con lo spirito giusto.

Che essere perplessi di fronte al nuovo che viene va anche bene. A volte le novità viste da lontano fanno paura, sembrano enormi e spaventose, ma quello che conta è accorgersi, come ha fatto oggi, che profumano di aria fresca, e che il vento del cambiamento spalanca porte su nuovi orizzonti e apre varchi a opportunità inaspettate.

Ci sarà ancora la mano della mamma da prendere e da stringere quando si sentirà sola o insicura, ma anche da lasciare andare quando crederà di poter camminare con le sue gambe. Perché si cresce anche così, prendendo e mollando quella mano, facendo prove di autonomia.

Ma più di tutto spero abbia sempre il coraggio di alzare la mano e far sentire la sua voce quando qualcosa la disturba. Che non stia zitta in un angolo a subire quello che le piove addosso, ma che esprima le sue esigenze, lotti per affermare le proprie opinioni e protesti quando qualcosa la infastidisce.

Che sia un ‘ingiustizia, una mano sul culo o anche solo un raggio di sole negli occhi.

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8 pensieri su “UN BUON INIZIO

  1. Io, a vent’anni di distanza, ancora ricordo il mio primo giorno di prima elementare. La paura e il senso di smarrimento in quella nuova scuola, con tutti quei bambini, l’amica del cuore di sempre e per sempre e le nostre mamme leonesse che ci hanno fatto mezz’ora di raccomandazioni (mamme ansiose). Un dolce ricordo.
    Il percorso è ancora lungo, ma alla fine tanto breve. Buona scuola alla tua bimba!

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