FIGURACCIA

IL VICHINGO

Qualche settimana fa, nel week end, all’arena civica di Milano si è tenuto un evento sportivo per bambini. Lo scopo era quello di far sperimentare ai bimbi diverse discipline sportive affinché potessero orientarsi verso quelle più affini ai loro gusti e alle loro capacità.

Abbiamo partecipato anche noi e devo ammettere che la scelta era davvero imbarazzante. Dalla vela all’hockey su prato, dalla scherma al badminton ce n’era davvero per tutti i gusti.

Eppure di fronte a questa varietà di attività i miei figli hanno sempre mantenuto un atteggiamento scettico. Nessuno degli sport proposti dalle varie federazioni sembrava accendere il loro interesse e pur essendosi cimentati in varie discipline non si sono appassionati a nessuna.

Ma proprio quando mi ero ormai rassegnata ad avere due figli negati per l’attività fisica, loro si imbattono in uno sport che li fa illuminare d’immenso. Ecco, il gioco che sembra poter sottrarre i miei figli a un futuro di pantofole e divano è … udite udite … il curling.

Se sognavo mia figlia campionessa di salto in alto o mio figlio asso del fioretto i miei sogni si sono miseramente infranti di fronte ad un sasso e a una scopa.

Ora, non me ne vogliano gli appassionati di curling, disciplina dotata senz’altro di una sua dignità intrinseca, ma a quel punto insieme alla mamma di uno dei compagni di Bibì, anche lei presente all’evento con il figlio, ci siamo lasciate andare a qualche infelice battuta a carico della nuova passione delle nostre creature.

“Mi è sempre sembrato uno sport da stupidi” ha esordito lei.

“Più che altro da sfigati” ho chiosato io.

“Vi interessa qualche informazione in più?” ci ha chiesto l’addetto allo stand del curling mentre lanciava sorrisi inquietanti al nostro indirizzo.

A quel punto, al solo scopo di riparare la figura di merda gaffe, decido di immolarmi per entrambe e mi avvicino al simpatico ragazzo cercando di fare un’espressione contrita e allo stesso tempo interessata. Lui però, con un ghigno sulle labbra, mi dirotta verso il presidente della federazione che in disparte sovrintende alle attività dello stand.

Quello che la mia miopia mi impedisce di vedere da lontano è che lui non è un uomo qualunque. Assomiglia a un semidio nordico, probabilmente è un discendente diretto della dinastia di Thor, dio del tuono, del fulmine e della tempesta. Ha i capelli bianchi raccolti in una crocchia e uno sguardo di ghiaccio che ne tradisce l’origine vichinga con il quale mi trapassa di parte in parte.

“Lei sa che cos’è il curling?” mi chiede il figlio di Odino fissandomi con sguardo glaciale.

“Questa la so” penso, tirando un sospiro di sollievo “ una disciplina olimpionica” rispondo come di fronte alla commissione all’esame di maturità.

“Sì ma lei sa che le stones, le pesanti pietre che vengono lanciate durante la gara, pesano 19 kg l’una ?”

“In effetti questo aspetto mi era sfuggito” replico.

“E che vengono estratte solo da una roccia di un isolotto della Scozia?”mi incalza.

“Ecco veramente non lo avevo mai sentito prima, ma prometto di fare tesoro di questa preziosa informazione”.

E siccome lui continua a fissarmi con l’espressione di chi ha visto una mosca sul muro, senza né congedarmi né proferire parola, mi sento in dovere di rompere il ghiaccio e allora mi gioco l’asso nella manica, quello che mi redimerà ai suoi occhi e mi farà ottenere l’assoluzione per la mie gravi lacune in materia di curling e probabilmente per tutti i miei peccati.

“Lo sa che uno degli amici torinesi del mio compagno gioca in serie A nel campionato di curlington?”.

A quel punto lui mi guarda inorridito: “ Si dice curling e poi è impossibile” controbatte “il Torino quest’anno non è in serie A”.

“L’anno scorso?” ritento nella speranza di essere più fortunata.

“Neanche l’anno scorso” mi risponde manifestamente schifato e anche un po’ irritato dalla mia ormai inutile presenza.

Quindi decido di non sfidare oltre la sorte, è evidente che la memoria mi ha fatto uno sgambetto (scoprirò poi che l’amico giocava nel Torino nel 2015) e mi congedo in buon ordine dal figlio Thor, fratello di Kmer, prima che mi scagli contro una delle stones o mi tiri in testa lo scopettone.

Intanto i miei figli hanno abbandonato, senza troppi rimpianti, lo stand del curling per dirigersi con rinnovato interesse verso un’altra disciplina di cui non ho mai sentito parlare in vita mia, ma che senz’altro è un’arte nobile, storica e a vedersi molto appassionante urlo ad alta voce affinché tutti mi possano sentire.

La nuova passione dei miei rampolli è un gioco che si scrive tchoukball e si pronuncia ciukboll e solo il nome mi fa venire in mente uno sport per ubriachi. Ma mi guardo bene dal dirlo a voce alta.

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