autunno oltrepo

TONI D’AUTUNNO

Osservare mio papà mentre raccoglie cachi arrampicato sulla pianta e realizzare che, a dispetto dell’età si muove con l’agilità di un gatto mentre si sporge dai rami per raccogliere anche i frutti più nascosti. Notare che la sua anima bucolica sente ancora il richiamo della foresta e lo induce ogni tanto a sparire nei boschi, per farlo riaffiorare carico di legna e castagne.

Ascoltare mia madre che, mentre prepara le caldarroste con un coltello ricurvo, dice che lei a raccoglierle nel bosco non ci va più, perchè, dicono, sono tornati i lupi. E sorridere pensando che allora ci manda mio padre che, sostiene, alla mal parata si può sempre arrampicare su un albero.

Accendere il camino mentre fuori cade una pioggia insistente, che arriva come una sorpresa e diventa un pretesto per stare più vicini. Ascoltarla mentre picchietta sul ferro della grondaia come una musica ritmata e fa da sottofondo a un week end che sa di famiglia e di ricordi legati ad affetti che hanno popolato l’infanzia .

Andare a dormire sotto le lenzuola ghiacciate come da bambina a casa del nonno, e aspettare che il tepore del piumone diventi l’abbraccio di un amante prima di scivolare in un sonno pesante e ristoratore.

Andare al cimitero, ascoltare le domande dei bambini sulla vita oltre la morte e scoprirsi impreparata ad affrontarle, nell’incertezza di chi non sa se attingere alla spiritualità o al pragmatismo.

Fare un giro in alta collina immersi nella nebbia e poi salire ancora più in alto fino a sbucare fuori dalla foschia e trovarsi, come per magia a guardare le nuvole dall’alto. Pensare che dovremmo cambiare prospettiva più spesso, per vedere da un punto di vista diverso anche i paesaggi della nostra anima e magari trovare il coraggio di cambiarli.

Lo scorso week end abbiamo approfittato del ponte di Ognissanti per tornare al borgo in collina. L’abbiamo fatto per sfuggire per qualche giorno alle polveri sottili e per portare i fiori ai nostri defunti, ma anche per andare a cercare l’autunno, che se città lo intravvedi appena, in campagna ci sei immerso fino al collo.

Perchè, l’avrete capito, io l’autunno l’adoro, è una nota per le mie corde.

Io sono una da chiacchiere davanti al camino e libri sotto le coperte, da passeggiate sotto la pioggia e odore di bucce di mandarino abbrustolite sulla stufa.

La verità è che credo che l’autunno mi assomigli. E’ un groviglio ingarbugliato di colori, un pout pourri di rossi, gialli e viola che non ne vogliono sapere di amalgamarsi tra di loro.

E’ un tempo in divenire, dall’identità indefinita che non ha i tratti decisi e rigorosi dell’inverno, ma neppure quelli delineati dell’estate e della sua lieve spensieratezza.

E’ un fascio di giorni pigri e lenti che tendono a raggomitolarsi su se stessi.

E’ una stagione dai toni caldi, quelli con cui si colorano i sentimenti, che si perde nelle nebbie delle sue inquietudini e negli accenti malinconici della sua anima.

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4 pensieri su “TONI D’AUTUNNO

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