PROTAGONISTI E SPETTATORI

PROTAGONISTI E SPETTATORI

Il giorno in cui arriviamo realizziamo subito che gli dei hanno ascoltato le preghiere del Torinese, perchè cade una neve densa e asciutta, che ci mette di buon umore.

Ora hanno tutti da fare. Il piccolo impara a sciare, anche se il primo giorno, quando lo accompagno a lezione fa talmente freddo che mi sembra di fargli un dispetto. Così non appena riesco ad avvicinarlo lo investo con una raffica di domande: “ Hai freddo? Hai paura? Ti diverti?” Ma lui non mi presta attenzione. “Vai mamma, ti racconto dopo” mi liquida così, a cinque anni non ancora compiuti, lasciandomi a riflettere se rallegrarmi o dispiacermi.

La grande affina la tecnica al corso collettivo. Ritorna stravolta e felice. Si addormenta dopo pranzo come non succedeva da quando aveva 6 mesi.

Il Torinese appare solo per mangiare poi scompare tra le piste come un tossico dopo una ricaduta.

Io non scio. I legamenti rotti del ginocchio sinistro sono un’ottima scusa dietro la quale nascondere la fifa che ho di tornare a surfare le nevi. Così faccio da gregario alla famiglia: accompagno i bambini ai corsi e li vado a riprendere, faccio la spesa e cucino. Mi sono infilata un’altra volta nel mio ruolo di personaggio secondario.

C’è chi sa piazzarsi al centro della scena, dove accadono gli eventi. Chi sa smuovere la vita intorno a sé e far succedere le cose. C’è chi sa trasformare il caso in opportunità. E chi sa prendere per mano la propria esistenza portandola esattamente dove vuole. E poi ci sono io che abito le retrovie. E se calco il palcoscenico tendo ad accaparrarmi un ruolo secondario o a fare da spalla a chi la vita la interpreta da protagonista.

Da bambina, quando nel giardino della scuola giocavamo all’elastico io tenevo le estremità, preferivo non saltare. Da ragazzina dispensavo consigli ai problemi di cuore delle mie amiche senza che il mio si fosse mai infranto o mi univo a compagnie delle quali non condividevo interessi e passioni. Ancora oggi mi incanto ad osservare chi, sul lavoro, si sente realizzato.

Mi sono allenata a distribuire le responsabilità , di volta in volta, ad un fato avverso e maligno, ad un’indole remissiva e immutabile, ad imperdonabili colpe altrui. Tutte ipotesi nelle quali ancora una volta mi sono immaginata in un ruolo passivo invece che in quello di chi agisce sul proprio destino.

Invece con il tempo ho realizzato che, sebbene talvolta le circostanze ci abbiano messo lo zampino, sono spesso io ad attribuirmi questa parte. Succede ogni volta che cedo alle lusinghe dei miei nemici giurati, e soccombo senza neppure provare a combattere.

Uno di loro è la pigrizia. Quando arriva mi avvolge come un serpente con le sue spire e mi riduce all’immobilità. Usa armi non convenzionali tipo il letto o il divano. E’ cocciuta e caparbia e non è facile scollarsela di dosso.

L’altra è la paura. Sono fifona di natura. Quando mi lancio nelle cose ho sempre bisogno di qualche strumento di contenimento. Freni, paracadute, ormeggi vanno tutti bene purché mi garantiscano la possibilità di tornare sui miei passi.

Eppure non sono nemici invincibili. Sono pieni di falle e punti deboli, basta solo trovare un varco nel quale insinuarsi e colpire e li si può ridurre al silenzio.

Stamattina quando ci siamo svegliati il cielo era lattiginoso e nevicava fortissimo. Le due iene si sono presentate con le armi spianate. E io ho deciso di assecondarle. “Adesso porto i bimbi a sciare e poi me ne torno a casa a leggere il mio libro”.

E invece no. Penso che una nevicata così quando mi ricapita. E allora cambio programma. Prendo le ciaspole ed entro nel bosco. Decido di raggiungere una malga che incrocia le piste da sci, ma mentre mi avvio, sul sentiero, si presentano di nuovo i miei demoni. “ Magari nel bosco incontri i lupi e sei da sola” mi sussurrano “ Guarda che a camminare in salita si fa fatica” “arriverai alla malga fradicia di neve” “perchè non te ne torni al calduccio?”

Scelgo di non ascoltarli e mi inoltro nel bosco. E’ bianco ovunque: sul sentiero, sulla corteccia e sui rami degli alberi, i fiocchi mi saltellano intorno in una danza aggraziata e armonica. Il silenzio è rotto solo dal rumore della neve che ogni tanto si stacca dai rami a formare una nuvola bianca. Ne raccolgo una manciata e la mangio, come facevo da bambina.

Se fossi rimasta a casa mi sarei riposata, avrei letto il mio libro e scritto un po’ (niente che non avrei potuto fare anche a Milano), ma soprattutto mi sarei persa un paesaggio indimenticabile e l’abbraccio della natura d’inverno. Inoltre avrei continuato a sentirmi l’oggetto di corredo di una vacanza altrui.

Per sentirsi vivi e artefici del proprio destino non sempre sono necessarie imprese eclatanti così come per vincere paura e pigrizia non sempre servono sforzi inumani. A volte bastano un buon inizio e dei piccoli passi, come quelli che ho fatto stamattina nel bosco.

7 pensieri su “PROTAGONISTI E SPETTATORI

  1. Il mondo si divide in tre: chi sta un po’ sullo sfondo, chi sta davanti, e chi sta sullo sfondo ma vorrebbe stare davanti. Il grande problema non è dove stai, puoi anche saltellare avanti e indietro secondo le situazioni, la fase della vita, gli umori e le occasioni. Il grande problema è se sei felice di stare dove stai. Perché io, per esempio, saltello volentieri. Ma da anni il mio corpo non è d’accordo, e mi azzanna in ripetute somatizzazioni.

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