come sconfiggere il razzismo

TUTTI I COLORI

Mia figlia grande frequenta una classe composta da alunni di varie nazionalità. Ci sono una bimba di origini filippine, e una nata in Cina, un bimbo ecuadoregno e uno peruviano, ci sono bimbi con il papà italiano e la mamma lituana o rumena.

Lei però sembra non saperlo. Quando mi descrive i suoi compagni di classe non fa mai riferimenti al loro Paese d’origine, né tanto meno alle loro caratteristiche etniche. Non menziona mai né il colore della pelle, né la forma degli occhi.

Quando mi parla di loro dice cose come: “disegna benissimo”, “mi fa morire dal ridere” o “è bravissima in matematica”. Nota questi aspetti perché ha sei anni e i bambini, nel guardare ai lori simili, sanno quali sono le cose che contano. Il resto per loro, sono solo fatti secondari e evidentemente privi d’importanza.

Questo non significa che non vedono le differenze, ma le ripuliscono dai giudizi. Una volta, in piscina, mio figlio piccolo per indicarmi un suo compagno che faticavo ad identificare mi ha detto: “è quello marroncino”. Non nero, che è un termine approssimativo e omologante, neppure di colore, che il politically correct i bambini non sanno neanche dove sta di casa, men che mai negro, perchè non voleva offendere, né sminuire. Si è limitato a fornire un dato di realtà per come lo vedeva e ha risolto a modo suo un’impasse nella quale gli adulti inciampano perchè sono permeati dai pregiudizi.

Nessun bambino nasce razzista, razzisti si diventa. Se li osservate vi accorgerete che i bambini non sono spaventati dalla diversità, ma ne subiscono il fascino o ne sono incuriositi. A costruire i pregiudizi sono gli adulti, perchè è al mondo dei grandi che loro guardano. Fanno attenzione a quello che dicono e a come si comportano.

Per questo credo che sia importante spiegare ai bambini che la diversità è una ricchezza, insegnare loro che l’accoglienza è un valore e che l’uguaglianza implica pari dignità e pari opportunità. Eppure probabilmente tutto ciò da solo non basta.

Ad una riunione di fine asilo la mamma di un compagno di mia figlia ha rivelato di temere che con l’inizio della scuola primaria suo figlio potesse essere discriminato per il fatto di non avere origini autoctone.

Le maestre l’hanno rassicurata non solo ricordandole che la scuola primaria pubblica contempla dei validi programmi di integrazione, ma anche aggiungendo una cosa che ho trovato illuminata.

“Quello che deve insegnare a suo figlio è ad avere fiducia in se stesso. Se gli trasmette le sue ansie il bambino le assorbirà come una spugna e per questo si sentirà più fragile. Quello che invece deve fare è valorizzare le sue qualità, in modo che lui impari a sentirsi sicuro di sé e di conseguenza anche a difendersi.”

Accade che i bambini vengano discriminati non solo per il colore della pelle, ma anche perchè hanno gli occhiali o qualche kilo di troppo, per esempio. Ma se sanno di valere a prescindere da tutto ciò si sentiranno abbastanza forti da rispedire le offese al mittente.

Allo stesso modo, se i bambini sanno di valere, difficilmente sentiranno il bisogno di imporsi sminuendo gli altri per i loro requisiti somatici né tanto meno per le loro diversità. Se noi insegniamo loro che sono importanti non per il colore della loro pelle o per i vestiti che indossano, ma perchè hanno delle caratteristiche uniche che li rendono speciali, probabilmente cercheranno questi aspetti anche nel prossimo.

E continueranno a credere che quello che conta negli altri e nella vita è disegnare bene, saper far ridere, o essere bravi in matematica.

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