VARZI

PERCHE’ DOVRESTE TRASCORRERE (ALMENO) UN WEEK END A VARZI

La bella stagione è ormai alle porte e sebbene in inverno la città offra un sacco di attività per occupare i week end, con l’avvento della primavera trascorrere il tempo libero tra smog e asfalto non sembra esattamente un’occupazione invidiabile. E allora perchè non andare a fare due passi in collina?

A un’ora e mezza di macchina da Milano sorge un piccolo borgo immerso nel verde che secondo me vale la pena visitare. Si chiama Varzi ed è, per inciso, il paesino dove sono cresciuta (almeno fino ai sei anni d’età).

Poichè questo aspetto potrebbe influenzare il mio giudizio, di seguito mi sono limitata a riportare una serie di buoni motivi per cui ritengo, secondo parametri incontrovertibili e universalmente condivisi (n.d.r. il mio punto di vista), che voi, anime cittadine, potreste apprezzare le risorse del mio amato paesello.

E’ giusto che sappiate che i Varzesi sono noti in tutta la vallata per essere degli estimatori dei piaceri della vita. Buongustai e gran bevitori, quando si siedono a tavola esigono di rialzarsi rifocillati nel corpo e appagati nello spirito (inteso proprio nel senso di etanolo). Per questo, statene certi, i sapori di Varzi non potranno deludervi.

A Varzi potrete gustare i piatti della tradizione tirati fuori direttamente dai ricettari delle nonne e portati in tavola con arte sapiente.

Da non perdere i ravioli di brasato, piatto tipico della zona, dal sapore commovente e il risotto con i funghi porcini raccolti nei boschi del circondario che al confronto, quelli del reparto ortofrutta dell’Esselunga, vi sembreranno ritagliati dalle pagine di un libro. Ma anche il merluzzo con le cipolle, i malfatti con erbette e ricotta, le lumache alla varzese e, dulcis in fundo, l’indimenticabile torta di mandorle.

E poi c’è lui: il salame di Varzi, che non è una metafora per attrarre signore lussuriose e insoddisfatte, ma il prelibato insaccato che di Varzi è il simbolo pregiato della tradizione gastronomica. Il segreto del suo successo – resti tra noi – sta nella stagionatura che trova nel clima varzese, a metà strada tra le brezze del mare e i venti freschi di montagna, l’humus ideale.

Una volta rifocillati i sensi potete alzarvi sazi da tavola e provare a bruciare parte delle calorie accumulate a mangiò e bev scegliendo un itinerario culturale o una passeggiata nella natura.

Nel caso in cui optaste per il primo dovete sapere che Varzi ha un centro storico davvero suggestivo. Passeggiando tra le sue fresche stradine vi sembrerà di fare un salto nel passato e di atterrare in pieno medioevo.

Vi affascineranno i vecchi portici in sasso e le numerose torri, in particolare quelle di Porta Sottana e di Porta Soprana, poste a difesa dell’antico borgo abitato e la misteriosa Torre Malaspina, detta anche delle streghe. Il motivo preferirei lasciarvelo scoprire in loco, anticipandovi solo, come unico indizio, che la risposta va cercata ai tempi dell’Inquisizione. Da non perdere, tra le altre, anche le due chiese Seicentesche: la Chiesa dei Rossi e la Chiesa dei Bianchi che prendono il nome dal colore della cappa un tempo indossata dai membri delle rispettive confraternite e rappresentano due originali perle architettoniche dell’antico borgo.

Nel caso invece decideste per una sgambata nella natura sappiate che Varzi è immersa tra le colline dell’Oltrepo’ e circondata dai boschi. A seconda della stagione si possono raccogliere castagne, funghi o tartufi e non è raro incontrare animali selvatici come volpi, cerbiatti, scoiattoli, e talvolta, persino cinghiali in cerca di cibo. In quest’ultimo caso nervi saldi e gambe … ferme. I cinghiali come tutte le bestie selvatiche, di fronte all’uomo, tenderanno a scappare. Se non lo fanno, non mi resta che augurarvi: “in bocca al lupo anzi … al cinghiale!”.

Per convincervi potrei parlarvi ancora delle sagre di paese delle frazioni circostanti dove gustare piatti tipici e ballare danze popolari come la “giga”, o del dialetto parlato, unico nel suo genere, ma preferirei non svelarvi tutti i segreti del mio paesino d’Oltrepo’ e lasciarveli scoprire da soli, magari in un bel week end di primavera, o in autunno quando i colori caldi della natura tingono le colline.

Ma perchè non in inverno, anche solo per sedervi a tavola con di fronte la collina e in bocca un raviolo di brasato uguale uguale a quelli che preparava la vostra cara nonna.

2 pensieri su “PERCHE’ DOVRESTE TRASCORRERE (ALMENO) UN WEEK END A VARZI

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