IL BIGLIETTO

Anni fa, dentro un libro preso in prestito in biblioteca, ho trovato un biglietto. Era vergato con una calligrafia maschile quasi indecifrabile. L’ho riscoperto in questi giorni e ho pensato di riscriverlo per un’esigenza tutta mia di dargli un senso compiuto. Ho tagliato e aggiunto, pensando di lavorare di fantasia, invece, a ben pensarci, mi sono solo limitata ad unire i puntini.

Mi chiedo cosa fai. Ho qualche notizia ogni tanto di te. Un amico comune talvolta ne lascia cadere qualcuna, ma la serve cruda. Non fornisce mai i dettagli e non posso farci niente. Non so l’essenziale, non conosco la tua reazione, se ti fa sorridere o se ti incupisce il viso. Se ti fa venire quella riga d’espressione ai margini delle labbra. D’altro canto non sa cosa vuol dire, lo so io.

Però non chiedo, cerco di trattenermi, non voglio sembrare invadente, né essere frainteso. Ciononostante ci sono alcune cose di te che mi piacerebbe conoscere, ma solo per curiosità, senza alcun secondo fine.

Vorrei sapere se porti ancora il vestito di seta azzurra quello con la cintura in vita. Ti cadeva benissimo e ti metteva in risalto gli occhi, e non mi ricordo se te l’ho mai detto.

Vorrei sapere se canti ancora sotto la doccia o se qualche anima senza cuore è riuscita a dirti che non prendi una nota. E se ti è rimasto l’accento toscano o se Verona ti ha portato via anche quello.

Mi chiedo anche se metti ancora il latte nel the come hai imparato a Londra e se quando ti svegli la mattina resti imbronciata o se adesso provi almeno a fare un sorriso.

Vorrei sapere se continui ad arrossire quando parli con chi conosci appena. Se hai ripreso a suonare il piano e se ti sei iscritta al corso di yoga o se a rilassarti hai imparato da sola.

Vorrei chiederti se hai tirato fuori qualche sogno dal cassetto o se sono ancora tutti chiusi lì dentro, e sarebbe un peccato perchè raccontavano di te. Il libro no, per ora non l’hai pubblicato, l’avrei saputo.

Mi domando poi se ti è rimasta la paura dei ragni e dei sentimenti. Ah no, quello ero io. Tu sei cresciuta in campagna circondata da insetti e da tanto affetto, almeno così dicevi.

Mi piacerebbe sapere se continui a guardare quella serie tv un po’ splatter solo perchè ti piaceva la storia d’amore. Se sei innamorata invece no, quello non lo voglio sapere. Vorrei chiederti però se sei felice, ma non credo risponderesti, hai sempre pensato che la mia fosse una domanda impertinente.

Ci sono cose poi che ti vorrei raccontare e che non sai. Vorrei dirti che ho messo gli occhiali che non ci vedo più da vicino. Da lontano però sì, e tutto sommato la prospettiva sul mondo è migliore così.

Vorrei che sapessi che ho preso un cane e che non è così impegnativo portarlo fuori la sera. Anzi, è un’ottima scusa per stare da solo, per passare un po’ di tempo con me. E non è che a casa con lei non sto bene, ho solo bisogno ogni tanto di prendere aria.

Mi piacerebbe farti sapere che ho letto quel libro che mi avevi consigliato. E’ scritto bene, ma mi chiedo se ha ragione l’autore quando sostiene che “alle domande più importanti si risponde sempre con la propria stessa vita”. *

Vorrei dirti che sto imparando lo spagnolo, ed è la prima volta che mi impegno in qualcosa che non mi serve solo perchè mi piace. Che mio padre è morto l’anno scorso lo sai? Credo di no altrimenti ti saresti fatta sentire.

Vorrei dirti che sono stato a Lisbona. E che ho capito cosa intendevi quando dicevi che ti assomiglia. E’ riservata e malinconica, ma ha un carattere appassionato e infonde speranza. A volte mi chiedo come sarebbe stato andarci con te.

Vorrei che vedessi che ho tagliato i capelli, come fanno le donne che invecchiano, anche se dicono che sembro più giovane. Vorrei dirti che ad essere felice ci provo, sebbene da un po’ di tempo sia più difficile, mi riusciva più facile quando stavo con te.

Ma credo sia solo perchè allora ero giovane.

Vorrei dirti queste cose, ma non vorrei che pensassi che ho cambiato idea, perchè non è così, non avrebbe funzionato, e in fondo lo sapevi pure tu, anche se sostenevi il contrario.

Eppure da qualche tempo mi frulla in testa la balzana idea che sarebbe stato bello provarci.

Però no, questo non te lo direi. O almeno credo.

 

* la citazione è tratta da “Le Braci” di Sàndor Màrai (il libro in cui ho rinvenuto il biglietto).

4 pensieri su “IL BIGLIETTO

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