RAGNATELE

Ce n’è una che pende dal muro da quando ero una ragazzina magra che si vedeva grassa. Un’insicurezza inesorabile e spietata e un groviglio di complessi che non riuscivo a sgarbugliare, intricati come il nido di un ragno.

Ce n’è un’altra che è tutta colpa sua, di quel ragazzo che a vent’anni mi ha buttata via senza pensarci troppo e poi è tornato a cercare di ripescarmi come se avesse gettato per errore un tubetto di maionese ancora da finire.

C’è poi quella che ha tessuto un’amica, mi ha fatto uno sgambetto e mi ha mandata dritta al tappeto. Un tradimento inatteso, senza troppi scrupoli e neppure un pizzico di vergogna.

Un’altra ancora ha la forma di un sogno abortito per poco coraggio e scarsa fiducia. Che di desideri incompiuti ne ho parecchi, una cesta piena, ma quello mi si è piazzato in gola e come un boccone strozzato non va né su né giù.

Un’altra è un po’ sfilacciata. Sta lì a ricordarmi un legamento che salta come un elastico proprio nel momento in cui pensavo di farcela. “E se riesco a fare questo posso fare tutto”. E invece no. Sciare non è nelle mie corde.

Quella invece è una bambina che diceva la preghiere e si addormentava da sola. Le lenzuola ghiacciate e la borsa dell’acqua calda. La mamma troppo lontana e un vuoto che si faceva voragine.

Ce n’è poi una che ha un taglio nel centro come un cesareo d’urgenza. Il dolore violento, le urla strozzate e quelle lasciate andare. Ma più di tutto la paura indicibile che si è portato dietro.

Sono ragnatele, abitano le case di ciascuno di noi e non basterà un colpo di scopa per mandarle via.

Hanno un fascino oscuro e affascinante ma sono appiccicose e si può rischiare di restarci impigliati o di farsi catturare come insetti nella tela del ragno.

Eppure non sono indistruttibili, c’è più di un metodo per evitare che ci infestino la casa. Ma non sono rimedi universali, ognuno deve trovare il proprio. Riscatto, terapie, yoga, amori riparatori, sono tra gli antidoti più comuni. Alcuni funzioneranno, altri meno.

In tal caso possiamo tentare un’altra strada. Possiamo provare a lasciarle lì e iniziare a pensare che siamo fatte anche di grovigli di filo ingarbugliato, di momenti bui, di insuccessi, abbandoni e fallimenti. Che la vita ci ha riservato pure quelli. Poteva andare meglio. Forse. Poteva andare peggio. Chissà. Ma in ogni caso sono diventati una parte inevitabile di noi, come quelle piccole rughe che si affacciano ai bordi del volto con il trascorrere degli anni. Sono capitati e ci hanno cambiate. Ci hanno fatto diventare più forti, più sensibili, più consapevoli, più fragili.

E allora possiamo anche smetterla di far loro la guerra e provare ad accettarli come tasselli che compongo il nostro puzzle e contribuiscono a renderlo unico. Ricordarci che in un disegno le ombre hanno la stessa importanza della luce. E imparare ad amare entrambe. Perchè non siamo fatte solo di squarci di luce, ma siamo anche trame di filo grigio, fragili e resistenti come ragnatele.

Ed è per questo che siamo così belle.

6 pensieri su “RAGNATELE

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