A UN CERTO PUNTO

Ho comprato un maglione giallo (senape, non polenta, ma pur sempre giallo) e a me il giallo fa schifo da quando ho 12 anni e mi scelgo i vestiti da sola. Eppure questo maglione mi piace proprio perchè è giallo.

Ho letto “La canzone di Achille” e mi ha fatto riflettere sul fatto che per gran parte della mia vita non ho mai perso la testa per uno come Ettore, l’eroe saggio, devoto alla famiglia e timorato degli Dei. No, io mi sono sempre innamorata di Achille, quello bello, forte e testa di cazzo. Fino a quando ho detto basta e quelli come lui non li ho più voluti.

Ho smesso di scrivere ad una mia amica. Lo facevo sempre e solo io. Lei non aveva tempo. Io credo che non ne avesse voglia. Ho lasciato andare anche lei.

Ho smesso (quasi del tutto) di discutere con mia madre. Mi sono resa conto che non serve. E soprattutto che non mi serve più la sua approvazione. Se ritengo che una cosa sia giusta per me la faccio comunque, che le stia bene oppure no.

Ho sempre mangiato solo il cioccolate al latte. Poi, qualche tempo fa, ho riprovato quello fondente. Credo che d’ora in avanti non potrò vivere senza.

Non scrivo più sul blog o almeno non lo faccio con la frequenza e lo slancio di un tempo. E’ calato l’entusiasmo e forse la vena si è un po’ seccata. Eppure scrivere mi fa star bene e mi piace dedicare alla scrittura una parte del mio tempo, perciò non escludo che riprenderò il ritmo o che troverò altri canali. Ora però va così.

Ho comprato un libro di poesie di Hemily Dickinson. Ho sempre pensato che la poesia non facesse per me. Invece ho scoperto che parla alla mia anima e talvolta la fa vibrare.

Ho discusso con un no-vax. Ho sempre lasciato correre perchè pensavo che non servisse a nulla se non ad inasprire gli animi e che alla fine lasciasse ciascuno fermo sulle proprie posizioni. Perciò su questo argomento, come su altri, mi sono spesso chiamata fuori. Invece ogni tanto è necessario schierarsi e prendere posizione. Così ho deciso di abbandonare il girone degli ignavi per unirmi al gruppo di coloro che non hanno paura di esprimere le proprie idee.

Ho scritto un racconto e l’ho inviato ad una rivista letteraria. Credevo che non ne avrei mai avuto il coraggio.

Mi hanno fatto un complimento e non sono arrossita.

Ci sono giorni, in cui la luce che entra dalla mia finestra si va a posare sui cambiamenti e li illumina.

Di solito non si tratta di modifiche rivoluzionarie, ma di piccole, impercettibili mutazioni del modo di vivere o di interpretate la realtà. Non so perchè si verifichino proprio in un momento piuttosto che in un altro, se siano la conclusione di un processo sotterrano che va avanti da tempo o solo un tentativo estemporaneo di sperimentare percorsi non ancora battuti (forse tornerò suoi miei passi, forse scoprirò che la nuova modalità mi è più affine).

In ogni caso realizzare che è avvenuto un cambiamento nelle nostre abitudini, anche se minuscolo, è sempre una bella notizia. Perchè ci ricorda che siamo vivi, che non abbiamo imboccato un senso unico, ma una strada piena di diramazioni. Che una grande svolta inizia sempre da un piccolo passo, basta muovere il piede. E che non è vero che non ne siamo capaci, se ci pensiamo bene, lo facciamo più spesso di quanto pensiamo.

4 pensieri su “A UN CERTO PUNTO

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