L’ARCOLAIO

A voi non capita mai che i pensieri si ingarbuglino?

A me sì. Accade, a volte, che inizino a vorticare, a rincorrersi e a girare in tondo come facevano i miei cugini da piccoli intorno al tavolo del tinello.

Devo dire che quando accade sono molto fastidiosi perché hanno la tendenza a calpestare sempre i medesimi percorsi, già battuti più e più volte, senza mai trovare una via d’uscita. Girano in tondo formando una spirale, sembrano il cioccolato della girella.

E quando iniziano il loro girotondo, sono impossibili da districare e non c’è balsamo che li sciolga. Continuano a disegnare il loro carosello fino a formare una matassa compatta e ispida, che mi ricorda molto una di quelle che mia mamma utilizzava negli anni ottanta, quando si dilettava a lavorare ai ferri.

Me ne infilava un’estremità al polso sinistro e l’altra a quello destro e poi mi usava a mo’ di arcolaio. Cercava il bandolo della matassa e se lo avvolgeva intorno ad una mano, mentre io alzavo e abbassavo le mie, alternandole, in un movimento ritmato, fino a quando quell’ammasso irto di fili diventava un gomitolo rotondo e ordinato, con il quale lei, dopo averne avvolto l’estremità intorno ad un grande ago, iniziava a sferruzzare.

Con quel lavoro certosino confezionava delle maglie colorate e caldissime, che in parte copiava dalle riviste e in parte inventava con grande estro creativo. Con l’uso dei ferri disegnava trecce, righe, animali o forme geometriche, intrecciava maniche a pipistrello, colli a ciambella, scolli a barchetta. Dalle sue mani sapienti un ammasso ingarbugliato si trasformava in un manufatto utile e originale. Qualcuno particolarmente riuscito lo conservo ancora in naftalina.

Ma soprattutto ricordo che mentre lavorava il suo viso era disteso e l’atto inventivo le conferiva un’espressione appagata e soddisfatta.

Ecco, il mio arcolaio è la scrittura. Quando i miei pensieri iniziano ad aggrovigliarsi in una matassa disordinata, io scrivo.

E per iniziare cerco il bandolo e parto da lì. E allora pian piano iniziano a srotolarsi, si mettono in ordine e trovano finalmente uno sfogo, fino a raccogliersi in una forma precisa e assennata. Poi da quel gomitolo ordinato, ogni tanto, riesco a tirare fuori un racconto originale, che non sarà caldo o utile, ma ricorda terribilmente i maglioni di mia mamma. Se non altro per l’espressione che conferisce al mio volto mentre lo sto scrivendo.


Posted

in

by

Tags:

Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: