Dondolina

Dei soprannomi che mi hanno affibbiato nel corso degli anni ce n’è uno al quale sono particolarmente affezionata. Mi è stato attribuito da una cara amica nel periodo in cui imparavo a camminare … sui tacchi.

C’è stato un momento della mia vita in cui, divorata dalla necessità di guardare gli altri da un’altezza superiore alla cintola dei pantaloni, mi sono autoimposta quella tortura, squisitamente femminile, che consiste nel procedere nel mondo appollaiata su un paio di tacchi.

Ad un certo punto ero talmente disinvolta nel camminare in punta di piedi che volteggiavo sui miei trampoli come Carla Fracci nel lago dei Cigni. E ci avevo preso talmente gusto che quei rialzi erano diventate vere e proprie protesi, escrescenze del calcagno a forma di stiletto: con i tacchi avevo le pantofole da casa, ma anche le scarpe da tennis, le pinne e gli sci.

Pare che nel passaggio dalle ballerine al tacco dieci abbia avuto qualche problema di stabilità che mi ha portata ad assumere, per un periodo, un portamento malfermo ed incerto, un’andatura imperfetta e titubante che, oltre a rendere la mia camminata simile a quella di una papera, è sfociata in quel soprannome, Dondolina, che è mi è rimasto appiccicato anche quando, dopo la nascita dei bambini, sono scesa da quella vertigine a spillo per tornare rasoterra.

Nel corso degli anni, però, il nomignolo nato per caratterizzare il mio esordio sui tacchi, ha preso a rappresentare per me il simbolo del mio incedere nel mondo, la cifra stilistica con cui, con passo incerto, attraverso la vita.

Ciascuno di noi ha un proprio stile con cui si aggira per le strade del mondo, ciascuno ha il proprio passo e il proprio ritmo che sono unici ed inimitabili, ma che, a mio avviso, possono essere raggruppati nelle seguenti categorie tipiche:

  • I bersaglieri: procedono a passo sicuro e senza incertezze, avanzando verso la meta con una falcata decisa e senza sbavature. Non hanno bisogno di mappe perché hanno chiaro in mente il percorso da intraprendere. Talvolta ti travolgono e spesso non se ne accorgono. E’ a tutti chiaro che per loro ciò che conta non è il viaggio.
  • I ballerini: volteggiano nella vita come su una pista da ballo, svolazzano leggiadri, con passo lieve e leggero, come il loro rapporto col mondo. Indossano scarpette da punta e un sorriso fiducioso. E se ti invitano ad un giro di danza non puoi rifiutare, sarebbe come dire no ad un amore improvviso.
  • I gamberi: procedono a ritroso, sono pieni di rimpianti per le occasioni perse, eterni Peter Pan, vivono la dimensione del passato remoto che declinano di continuo come un mantra induista.
  • Le lumache: rifuggono il cambiamento come fanno i gatti con l’acqua. Non decidono, deliberano in camera di consiglio. Più che aspettarli è meglio ripassare, anche se spesso li trovi ancora al punto di partenza.
  • I canguri: saltano le tappe a piedi uniti perché sentono il bisogno di arrivare sempre per primi. Ti attendono alla meta con lo sguardo di chi teme di essersi perso qualcosa. E ha ragione.

E poi ci sono io, che dondolo. Da sempre accompagnata da un’insicurezza appiccicosa, che ho cercato di scollarmi di dosso con tutte le tecniche (dall’acetone all’alcool isopropilico), procedo a sobbalzi, per tentativi ed errori. In attesa di trovare il mio centro di gravità permanente, cado e mi rialzo, cambio idea e torno indietro, mi do lo slancio e provo a rimettermi in gioco.

Vorrei essere un ballerino o un bersagliere per affrontare la vita con più determinazione e leggerezza, ma evidentemente quelle andature non sono nelle mie corde, io ho un altro stile, io dondolo.

 

Annunci