ZONA BIANCA

Una grande casa bianca e azzurra, che abbiamo riempito con schiamazzi di bambini e programmi per la giornata, da organizzare sotto al portico o nella grande cucina di maioliche, riuniti intorno al tavolo a preparare la cena.

L’odore del mare, che l’anno scorso abbiamo tradito con le cime rocciose della montagna, perchè le alte vette ci sembravano un rifugio più sicuro dalle incursioni del virus. Lui però sembra che non se la sia presa e ci ha riconquistati in poche mosse, mostrandosi al meglio: trasparente, ventilato e di buon umore. Ci ha perdonato il tradimento e, a distanza di tempo, ci ha fatto innamorare di nuovo di sè, come Jlo con Ben Affleck.

La finale degli europei, che abbiamo iniziato a guardare insieme e poi pian piano ce la siamo filata tutti quanti. “Io non resisto alla tensione”, “i supplementari sono troppo noiosi”, “se guardo i rigori mi viene un infarto”. Hanno tenuto botta solo l’amico di Manchester, derelitto e vituperato, e il Torinese “che a me del calcio non me ne frega niente” e dopo la vittoria urlava più forte di tutti.

Le gite culturali: la città bianca, così candida da far male agli occhi, dove tutto ha il colore del latte: le strade, le case, le scale, le finestre e le porte. Perchè un tempo virus e malattie si combattevano anche così, ricoprendo le pareti di calce bianca. E poi Lecce, calda e dorata, Otranto con le mura antiche e il labirinto di vicoli, Polignano a mare, scenografica e bellissima. Ma soprattutto la mia meta irrinunciabile, la città dei sassi dall’architettura irripetibile. “L’apprezzerai di più mitigando il caldo con un gelato al torroncino” mi ha scritto un’amica originaria del luogo. Ho accettato il consiglio ed ho assaggiato uno dei gelati più buoni di sempre. Solo un pretesto in più per tornare a Matera.

Le risate dei bambini. I piccoli carcerati della stagione invernale, i soldatini rispettosi e riluttanti di regole più grandi di loro, si sono riappropriati di quella libertà che gli era stata sottratta all’improvviso e senza chiedere il permesso. Si sono trasformati in creature marine, vivono nell’acqua come sirene ed emergono solo per nutrirsi (per lo più di schifezze) e costruire elaborati castelli di sabbia, dove combattono nemici immaginari dai nomi spaventosi e realistici.

L’argomento preferito dei maschietti è la seconda guerra mondiale, ne sono stranamente affascinati e ne parlano continuamente, imbastendo la storia di approssimazioni e inesattezze che fanno sorridere i passanti: “la guerra è finita quando è morto Hitler”, “non mi ricordo se il Belgio ha vinto o perso”, “gli inglesi hanno vinto con gli americani, ma tanto sono più o meno lo stesso popolo”.

Le bambine giocano con le LOL e impartisco ordini ai ragazzi che, inspiegabilmente si sottomettono al loro volere senza fare troppe storie. Stiamo lavorando affinchè, crescendo, non si verifichi un’inversione di tendenza e di ruoli.

Gli amici pugliesi che da Milano mandano lunghi messaggi con l’indicazione di spiagge da vedere, paesi da visitare, ristoranti da prenotare (e digli che ti mando io) e specialità da non perdere: “dovete assaggiare la puccia, le orecchiette alle cime di rapa e i pasticciotti” ordinano dai loro esilio lombardo. E noi li assecondiamo volentieri, mai stati più felici di obbedire a un comando.

Quest’anno le vacanze le abbiamo passate in Puglia con le mie amiche d’infanzia e le loro famiglie. Le piccole donne di un tempo sono cresciute e portano i bambini al mare. Ogni tanto scattano qualche foto per immortalare ricordi che resteranno nella memoria dei bambini, nell’album fotografico a cui attingeranno quando vorranno ricordare che, a dispetto del virus, hanno avuto un’estate spensierata e bellissima.

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